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Italian 3 november 1994 david mckelvie masja kempen processing of original corpus files into tei conformance.
Data: 16-05-92 POLITICA ITALIANA / LA CORSA AL QUIRINALE CRONACHE PALATINE E oggi arriva la &lab;prova del buio&rab; Valerio Zanone

Il Presidente della Repubblica che uscirà dagli scrutini in corso sarà forse l'ultimo eletto in Parlamento dai mille grandi elettori. Quando la nuova legislatura sarà avviata, alla riforma istituzionale si arriverà. Ed è possibile che dopo la riforma il Presidente della Repubblica venga eletto direttamente dal popolo.

Le cronache e telecronache di questi giorni portano indubbiamente acqua al mulino della elezione diretta. Le trattative fra i partiti ci sarebbero lo stesso, ma verrebbero sottoposte al verdetto popolare; e si eviterebbe l'allucinante sequenza delle inutili votazioni alla Camera e delle trattative che le accompagnano nei corridoi.

Contro l'elezione popolare del Capo dello Stato (e del Governo) possono muoversi diverse obiezioni; in sintesi, si può dire che la fiducia che si ha verso il regime presidenziale è direttamente proporzionale alla fiducia che si ha verso la maturità democratica del Paese.

Negli anni 50 un maestro di etica pubblica quale Arturo Carlo Jemolo non faceva mistero appunto della sua sfiducia verso il grado di maturità democratica raggiunto nell'Italia di allora; e difendeva perciò l'intermediazione affidata ai partiti quali portatori delle idee generali, quasi filtro necessario della democrazia. Ma adesso la maggioranza della gente ritiene che i partiti tendano ad occuparsi non tanto delle idee generali quanto degli affari propri: e chiede perciò una democrazia senza filtro.

In effetti un una democrazia pienamente matura non vi è ragione di opporsi all'elezione diretta del Capo dello Stato e del Governo; i rischi dell'elezione diretta risiedono nel populismo, nel divismo, nelle oligarchie organizzate, in una parola appunto, nella immaturità della democrazia.

Gli scrutini in corso portano comunque a chiedersi se anche con il sistema oggi in uso, non convenga portare qualche miglioramento alla procedura di votazione prescritta dall'articolo 83 della Costituzione. In un precedente articolo (&lab;Il Sole - 24 Ore&rab; del 14 maggio) si è chiamato in causa il secondo comma dell'articolo 83, quello che riguarda i delegati delle Regioni. Ora conviene chiamare in causa il terzo comma, che prescrive per i primi tre scrutini la maggioranza dei due terzi e dal quarto scrutinio la maggioranza assoluta dell'Assemblea.

La storia delle elezioni presidenziali segnala che votare per tre volte a maggioranza di due terzi è quasi sempre una fatica inutile: o la grande maggioranza si forma nella prima votazione, come accadde per Cossiga, oppure le successive votazioni slittano verso la quarta, e le fumate nere servono solo a stimolare fra i partiti trattative sempre più frenetiche, ed a convincere i cittadini che la delega affidata ai parlamentari è male utilizzata.

L'effetto rischia di aggravarsi dal quarto scrutinio in poi. La ricerca della maggioranza assoluta dell'Assemblea è arrivata in certi casi oltre alle 20 votazioni, e in teoria potrebbe durare all'infinito. È da chiedersi se ad un certo punto non converrebbe prevedere un ballottaggio risolutivo fra i due candidati più votati. Così prescrive a esempio il saggio regolamento del Senato; e la ragione comunemente addotta è che, essendo il presidente del Senato supplente del presidente della Repubblica, il Senato deve provvedere a eleggerlo entro 48 ore per evitare l'inammissibile vuoto in una funzione di vertice. Ma stranamente la ragione che vale per il supplente non vale per il titolare, cioè appunto per il presidente della Repubblica, il cui scranno può restare vuoto a tempo indeterminato.

Questa volta fallite le tre votazioni a due terzi di maggioranza, l'elezione del presidente della Repubblica è cominciata di fatto dalla quarta votazione in cui si è tentato di ricorrere ad una sorta di prova della verità. Per accertare la verità i barbari ricorrevano alla prova del fuoco; i partiti l'hanno sostituita con la prova del buio. Si è atteso cioè che la Democrazia cristiana esprimesse un proprio candidato e lo sottoponesse al voto segreto in Parlamento per verificare se i grandi elettori democristiani nell'oscurità dell'urna lo sostenevano davvero.

Ma alla quarta votazione i democristiani hanno disertato la votazione e i socialisti hanno fatto altrettanto. La prova del buio è rinviata ad oggi. Il Quirinale può attendere.

- Per il Quirinale il quadripartito sceglie Forl&rab; (Guido Compagna) Opinioni e commenti Servizi esecutivi e legislativi del Governo (non finanziari) Elezioni Riforma e funzionamento Stato e Pubblica Amministrazione ITALIA EUROPA OCCIDENTALE Copyright (C) 1992 Editrice Il Sole 24 Ore
Data: 16-05-92 FINANZA E MERCATI FINANZA ITALIANA È prevista una maggiorazione calcolata sui BoT Mediobancalancia nuovi cd con premio alla scadenza MILANO _

Mediobanca lancia un nuovo certificato di deposito a tasso fisso e con un "premio" indicizzato al rendimento dei BoT. È l'ultimo prodotto di via Filodrammatici, che sarà collocato nei prossimi giorni attraverso gli sportelli delle Bin, del Santo Spirito e delle reti di Creditconsult, Genercomit e Primeconsult.

La novità principale dei nuovi certificati, che si affiancano a quelli tradizionali a tasso fisso e indicizzato, agli zero coupon e ai certificati in valuta sta nella maggiorazione che viene riconosciuta alla scadenza. Il certificato ha durata 24 mesi e un tasso lordo del 10,90% che corrisponde al minimo garantito con capitalizzazione degli interessi (alla fine di ogni anno e con facoltà di rinuncia da parte di chi ha depositato).

Alla scadenza sarà infatti calcolata la differenza tra il tasso medio lordo di rendimento dei BoT a 12 mesi rilevato durante la vita del certificato e il tasso del certificato medesimo: il 75% di questa differenza sarà corriposto al depositante conteggiandolo sull'importo versato alla sottoscrizione. È importante notare che questo meccanismo entra in funzione solo nel caso in cui la differenza sia positiva, mentre eventuali variazioni negative non vengono considerate. Sulla base dell'ultima asta dei BoT il rendimento lordo a scadenza sarebbe oggi pari all'11,65%. L'acquisto dei certificati non prevede, infine, il pagamento di alcuna commissione o spesa.

Il nuovo strumento, si precisa in una nota di Mediobanca, &lab;si presenta particolarmente adatto a fronteggiare situazioni di incertezza circa l'evoluzione futura dei tassi come quella corrente. Infatti esso consente al depositante di garantirsi un tasso di interesse fisso per 24 mesi che lo protegga da eventuali ribassi dei tassi e allo stesso tempo, attraverso il premio a scadenza, di adeguare il rendimento dell'investimento nel caso in cui i tassi di mercato dovessero aumentare&rab;.

Cronaca e notizie specifiche Banche Strumenti finanziari Mercato monetario Tassi di interesse Debito pubblico ITALIA EUROPA OCCIDENTALE MEDIOBANCA Copyright (C) 1992 Editrice Il Sole 24 Ore
Data: 15-05-92 PRIMA PAGINA Forti acquisti sulla moneta francese ieri a 224,32 Il superfranco vola al record sulla lira L'atteso ribasso dei tassi Usa indebolisce il dollaro IARUSSI EMIDIO MILANO _

Il franco francese continua a tenere banco sui mercati valutari e, al termine, di una progressione avviata con l'assunzione della carica di primo ministro di Pierre Bérégovoy, da sempre fautore di una politica di cambio forte, ha segnato ieri il record storico nei confronti della lira, a 224,32. Ma il comportamento della divisa francese è stato improntato alla stessa fermezza nei confronti delle altre monete, anche se non sono stati registrati massimi. Il franco ha segnato ieri in chiusura una quotazione di 5,41 contro il dollaro (rispetto al fixing di mercoledì di Parigi che era stato di 5,4235 e alla chiusura della medesima seduta, di 5,4080).

La moneta francese riflette una serie di rapporti economici positivi, specialmente nei confronti della Germania, per quanto riguarda il contenimento dell'inflazione (ormai inferiore a quella tedesca), il controllo del deficit pubblico, il minore squilibrio dei conti con l'estero, un livello dei tassi reali superiore a quello di Bonn. Non a caso, sono state positive le valutazioni che gli operatori valutari hanno formulato in merito alle richieste avanzate dallo stesso Be're'govoy di una manovra di riduzione del costo del denaro su scala europea per sostenere la ripresa. Interpretate come espressione di una posizione di forza, hanno costituito il presupposto perchè sulla divisa francese affluiscano consistenti ordini di acquisto, in parte di natura evidentemente differenziale, ma in parte anche espressione di politiche di investimento, nell'ambito delle normali gestioni dei portafogli finanziari. Secondo alcuni operatori forti acquisti di franchi sarebbero stati effettuati dal gruppo Pesenti in relazione all'acquisizione della Ciments Francais.

Il ribasso della lira nei confronti del franco non è peraltro l'espressione di un movimento strutturale di indebolimento della moneta italiana, sempre ben protetta dal differenziale dei tassi e dalla manovra della Banca d'Italia che controlla attentamente il volume delle riserve globali. Tanto è vero che ieri i tassi monetari hanno registrato un certo rialzo, per motivi tecnici, senza che siano stati effettuati rifinanziamenti. Sulla lira pesa, in realtà, il confuso quadro politico e l'incertezza sui tempi di uscita dalla crisi. In un contesto di attività normale e senza interventi ufficiali, la lira è stata quotata 753,13 contro marco, 2.211,85 contro sterlina e 1.548,05 contro Ecu.

Giornata di attesa per il marco, alla luce dell'aggravarsi della situazione sul fronte sindacale, mentre il franco svizzero ha conseguito un nuovo recupero, sull'abbrivio dell'aumento dei tassi a breve. Il dollaro ha perso ancora terreno, in seguito alla convinzione che proprio l'assenza di tensioni sui prezzi possa indurre la Fed ad abbassare i tassi ancora di 1/4 di punto.

-La Francia torna allacarica per un calo dei tas&rab; (Guido Busetto) Cronaca e notizie specifiche Opinioni e commenti Cambio della valuta interna Politica monetaria e finanziaria Mercati internazionali dei cambi ESTERO FRANCIA EUROPA OCCIDENTALE ITALIA EUROPA OCCIDENTALE
LIRA/FRANCO FR. (fixing di Milano)
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Data: 15-05-92 PRIMA PAGINA Per Via Nazionale sono prematuri allentamenti Ciampi invita le banche a rallentare gli impieghi Definito lo smobilizzo della riserva obbligatoria SABBATINI RICCARDO ROMA _

I depositi e gli impieghi bancari continuano a crescere troppo rispetto alle necessità di un'economia ancora in fase stagnante. E la Banca d'Italia, preoccupata che venga rispettato un quadro di difficili compatibilità, invita alla moderazione. Incontrando ieri gli amministratori delle undici maggiori banche italiane i vertici di Via Nazionale hanno rivolto loro la raccomandazione a contenere l'espansione delle variabili creditizie. È stata una riunione periodica, di routine, ma anche l'ultima occasione di un confronto diretto con le banche prima dell'assemblea annuale dell'Istituto di emissione a fine mese.

Nel corso dell'incontro sono state tra l'altro discusse le tappe di un ulteriore smobilizzo della riserva obbligatoria che _ hanno confermato i vertici della Banca d'Italia _ avverrà in sintonia con la contemporanea abolizione per legge del conto corrente di Tesoreria. Il surriscaldamento delle variabili creditizie non consiglia di allentare anzitempo quella che resta comunque una delle principali leve di controllo della politica monetaria.

È un'osservazione, quest'ultima, che ha avuto il tono di una constatazione piuttosto che quello di una minaccia.

A discutere con i responsabili dei maggiori istituti l'andamento dell'attività bancaria sono stati, assieme al Governatore Carlo Azeglio Ciampi, il direttore generale di Bankitalia Lamberto Dini e i due vicedirettori Tommaso Padoa-Schioppa e Antonio Fazio. Gli ultimi dati, riferiti a marzo, mostrano un incremento dei depositi superiore al 7% _ un livello che si colloca nella fascia superiore del sentiero indicato da Bankitalia _ e un aumento degli impieghi ancora più pronunciato, tra il 15 e il 17 per cento. La febbre di credito non trova alimento in un nuovo ciclo di investimenti produttivi che ancora non si intravvede. Le aziende sono spinte a richiedere un prestito proprio dalla durezza della crisi che inaridisce il loro cash flow. E, in più, in questo trend, c'è anche il segnale di un'economia che si è "finanziarizzata" con attività parzialmente indipendenti dagli input del ciclo congiunturale.

Nella dinamica degli attivi fa spicco un ritorno di interesse delle banche verso i titoli di Stato. È un fenomeno che interrompe una prolungata fase di contenimento dei portafogli. E che si presta a diverse letture. L'acquisto di BoT, CcT e BTp _ si fa osservare a Via Nazionale _ rappresenta una manifestazione di fiducia in una, sia pur graduale, discesa dei tassi di interesse. Allo stesso tempo però le banche, con i nuovi investimenti, sono andate ricostituendo un "cuscinetto" di titoli che può ammortizzare il recepimento rapido degli impulsi della politica monetaria. In una fase, per giunta, nella quale le autorità di Via Nazionale sottolineano la necessità di risposte coordinate e coerenti. La perdurante incertezza sulla situazione politica, e, pertanto, sull'avvio di una fase di risanamento dell'economia, fa acquisire un'importanza ancora maggiore al ruolo di "supplenza" svolto della politica monetaria. E la Banca d'Italia sollecita il coinvolgimento dell'intero sistema creditizio nel garantire un quadro di stabilità e certezza.

La ricostituzione dei portafogli-titoli delle banche è stata resa possibile anche dalla dinamica dei depositi, tornata a essere nuovamente vivace. In questa domanda di maggiore liquidità, sostenuta dal debito pubblico, si rispecchia probabilmente anche il clima di attesa che caratterizza attualmente i comportamenti di famiglie e aziende.

L'incontro di ieri è stato anche l'occasione per affrontare altri problemi che interessano il mondo del credito. Si è in particolare discusso sugli effetti della prossima direttiva della Cee sui grandi fidi e dell'andamento del piano sportelli avviato in questi mesi da quasi tutte le aziende bancarie. Il bilancio è soddisfacente. Tutti i nuovi punti di vendita aperti hanno già raggiunto il punto di pareggio operativo. I nuovi rami della rete bancaria, insomma, hanno attecchito.

Cronaca e notizie specifiche Opinioni e commenti Banche Depositi e impieghi bancari Politica monetaria e finanziaria Notizie parlamentari, leggi, decreti, sentenze, normativa Sistema bancario e relativi servizi ITALIA EUROPA OCCIDENTALE CARLO AZEGLIO CIAMPI BANCA D'ITALIA Copyright (C) 1992 Editrice Il Sole 24 Ore
Data: 15-05-92 ECONOMIA INTERNAZIONALE Contrasti tra Parigi e Bonn in gara per la &lab;corsa&rab; verso l'Uem La Francia torna allacarica per un calo dei tassi europei Guido Busetto (DAL NOSTRO CORRISPONDENTE) PARIGI _

Abbassare i tassi d'interesse? Il ministro dell'Economia francese Michel Sapin, di ritorno dalla riunione dei ministri economici Cee lo aveva detto alcuni giorni fa davanti alla commissione Finanze del Senato, lo ha ripetuto ieri davanti a un gruppo di giornalisti sollevando gli stessi dubbi e interrogativi. Obiezioni legittime. Ci si chiede infatti se esista un disegno del Governo per abbassare i tassi, e quindi in prospettiva tentare una rivalutazione del franco per catapultare la Francia alla guida economica d'Europa, senza tener conto delle inevitabili rimostranze tedesche, oppure si preferisca lasciare che l'economia francese, decisamente in salute migliore di quella di là del Reno, si crei "naturalmente" un nuovo spazio in Europa e il Paese raccolga i benefici economici di questo stato di privilegio. Insomma una strategia a lungo o breve termine?

Per il momento sembra si sia scelta la seconda via. &lab;La riduzione dei tassi _ ha detto ieri Sapin _ è diventato un obiettivo di tutti i Paesi europei. D'altra parte la mia volontà è che l'economia francese vada bene, sia forte, e quindi il franco sia stabile. Per il resto bisogna lasciar fare alla natura&rab;. Non dice molto questo signore, eletto deputato a 29 anni, a lungo collaboratore dell'attuale premier Pierre Bérégovoy che ha sostituito un mese fa al ministero dell'Economia.

Certo non afferma di voler rivalutare il franco. Per il momento non ci sono i presupposti. Da una parte non tutti gli economisti concordano sia la scelta migliore, dall'altra la Germania è decisamente contraria. È opportuna una rivalutazione, ci si chiede, proprio quando l'industria comincia a trarre benefici dall'aumento di produttività e dalla diminuzione del costo del lavoro, obiettivi faticosamente inseguiti negli ultimi anni. &lab;Rivalutare il franco taglierà le gambe alle esportazioni&rab;, afferma Edmond Alphandery, economista e deputato centrista.

Inoltre, per modificare la parità dello Sme è necessario l'accordo dei partner, e tale accordo non c'è. Venerdì scorso a Francoforte il vicepresidente della Bundesbank Hans Tietmeyer ha affermato senza mezzi termini che &lab;se la Francia rivaluterà la sua divisa la Germania farà altrettanto&rab;. E ieri Tietmeyer ha lanciato una frecciata polemica a Sapin e al suo appello per un calo dei tassi: &lab;Non si devono adottare soluzioni rapide, ma di ripiego, a cui puntano alcuni ministri delle Finanze _ non certo quello tedesco&rab;, ha affermato a Monaco.

&lab;Non c'è margine di manovra per abbassare i tassi&rab;, dice Christian de Boissieu, professore di economia alla Sorbona. Già la settimana scorsa, sfruttando il raffreddamento dell'inflazione e il buon controllo degli aggregati monetari la Banca di Francia aveva operato un allentamento creditizio annunciando la riduzione delle riserve obbligatorie. Un ulteriore aumento di liquidità potrebbe nuocere, invece di giovare, alla divisa francese.

In realtà, la spiegazione va cercata in politica e non in economia, anche se le premesse rimangono economiche. La Francia gode di un'inflazione attorno al 3%, di oltre un punto percentuale inferiore a quella tedesca, una bilancia dei pagamenti in attivo, un costo del lavoro e una produttività tra i migliori d'Europa, un deficit di bilancio inferiore al 2% del Pil. Il Governo socialista di Pierre Be're'govoy ha un compito difficile: in dieci mesi deve guidare la rimonta socialista. La prossima primavera la Francia sarà chiamata a votare per le politiche e da oggi ad allora si dovrà riguadagnare un elettorato che alle regionali e cantonali dello scorso marzo ha gratificato il partito di Governo solo col 18,5% dei suffragi. Si deve quindi arrivare a questa scadenza con carte vincenti e inattaccabili: e i risultati economici certo lo sono.

-Il superfranco vola al record sulla lira (IARUSSI EMIDIO) Cronaca e notizie specifiche Opinioni e commenti Tassi di interesse Sistema monetario europeo Politica monetaria e finanziaria ESTERO FRANCIA EUROPA OCCIDENTALE EUROPA GERMANIA EUROPA Copyright (C) 1992 Editrice Il Sole 24 Ore
Data: 15-05-92 COMMENTI E DIBATTITI A lezione dal franco

Vi è da stupirsi della effervescenza del franco francese, che sale nello Sme fin quasi alle corde della banda stretta? Un economista "marziano", vergine di storia e di arrière-pensées, che guardasse solo alla salute dell'economia, dovrebbe semmai stupirsi del contrario.

In Francia l'inflazione è inferiore di un punto e mezzo rispetto alla Germania, il deficit pubblico è la metà di quello tedesco (o anche meno, se si sconta la creatività quasi "italiana" dei tedeschi nello smistare parte del deficit sui binari di gestioni fuori bilancio), i conti con l'estero sono in buona salute, e la crescita del 1992 si avvia a essere migliore (o meno peggiore) di quella tedesca. Dato il quadro, non c'è quindi da stupirsi se il franco è più domandato che offerto.

Eppure, i mercati sono giustamente ammaliati. Perchè assistono a eventi degni della caduta degli zar. Altre volte era successo che monete diverse dal marco premessero sul tetto della banda, mettendo in difficoltà la moneta tedesca. Ma in tutti quei casi si trattava _ dalla sterlina alla peseta alla lira stessa _ di valute ad alti tassi di interesse. Le scommesse sul mercato in favore di quelle valute erano incursioni di commandos finanziari attirati dall'esca del differenziale, pronti a prendere il bottino e a fuggire al primo stormir di fronde. Ma il caso francese è diverso. Il differenziale dei tassi (pochi centesimi) non è certo tale da giustificare la risalita del franco.

La verità è esattamente contraria. È la vitalità del franco che costituisce la precondizione per poter abbassare i tassi di interesse d'oltralpe. Quando, pochi giorni fa, si sparsero sui mercati voci di rivalutazione del franco francese, queste facevano parte di una guerriglia psicologica volta ad insinuare nei mercati il sospetto che il rischio di cambio del franco potesse non essere più nel senso della svalutazione. Finora, in effetti, le relazioni di forza nello Sme erano basate su antichi pregiudizi. Alla credibilità quarantennale del marco tedesco si opponeva una troppo recente virtù francese. E anche i Paesi _ e non c'è solo la Francia, ma anche il Belgio, il Lussemburgo, la Danimarca, l'Irlanda... _ il cui tasso di inflazione era più basso di quello tedesco non potevano, per una legge non scritta, avere tassi di interesse più bassi di quello tedesco.

Ora la Francia sta scalzando quel pregiudizio e quella barriera. Le ragioni per cui i Paesi Cee diversi dalla Germania vogliono l'Unione monetaria _ diluire l'egemonia del marco in un sistema a decisioni monetarie congiunte _ potrebbero vedersi presto realizzate senza attendere la pienezza dell'Emu.

Quali lezioni per l'Italia? La lezione è una sola, ed è affine a quella che impara chi volesse oggi mangiare gli asparagi del proprio orto: sa che avrebbe dovuto piantarli tre anni fa. E forse anche più. Il duro apprendistato della Francia nel controllo del costo del lavoro _ è dal 1987 che i salari in Francia crescono meno che in Germania _ ha portato solo nel 1991 ad avere un tasso di inflazione più basso di quello tedesco, con il doppio premio della credibilità e della competitività. E al 1996 _ l'anno dell'esame di ingresso nell'Unione monetaria _ mancano appunto quattro anni.

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FRANCIA-GERMANIA: INSEGUIMENTO E SORPASSO
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Data: 15-05-92 ECONOMIA ITALIANA Il comitato ha deliberato anche nuove garanzie a favore di Cina, Iran e Giamaica La Sace &lab;assicura&rab; la Slovenia per accelerare i grandi lavori viari AIAZZI FABRIZIO ROMA _

L'Italia apre alla Slovenia e si rende disponibile a favorire iniziative congiunte nel settore delle grandi opere autostradali. Ieri, infatti, il Comitato di gestione della Sace ha deciso di ampliare notevolmente la gamma delle offerte assicurative nei confronti di questo Paese.

Altre iniziative sono state prese nei confronti di altri Paesi: verso l'Iran sono state semplificate le operazioni relative alla garanzia di trasferimento della banca di Stato; inoltre, sono state assicurate una serie di operazioni dirette in Algeria, Polonia, Marocco e Giamaica.

Infine, sotto il profilo normativo, il Comitato ha stabilito di offrire, nella polizza globale "contraente" gli stessi vantaggi concessi ai consorzi anche alle imprese che si raggruppano temporaneamente per eseguire una commessa qualunque sia la loro natura giuridica.

Slovenia _ Il Comitato di gestione della Sace ha aperto un plafond ad esaurimento di 50 miliardi per le operazioni commerciali a medio e lungo termine che verrà utilizzato in presenza di garanzia di trasferibilità della banca centrale. Esso viene ad aggiungersi all'altro "pacchetto" di 40 miliardi già concesso alla Ljublianska Banka per assicurare operazioni a breve termine.

Inoltre, è stata confermata la possibilità di allargare l'apertura per il breve termine alle altre banche slovene purchè queste si impegnino a rilasciare una lettera di credito irrevocabile.

Ma la novità maggiore riguarda la decisione della Sace di agevolare le due economie con l'impegno di rilasciare, previo accordo fra i due governi, la garanzia assicurativa per la realizzazione di opere stradali infrastrutturali. La Commissione trasporti del Parlamento di Lubiana (si veda &lab;Il Sole-24 Ore&rab; del 14 maggio) deciderà in tempi brevi su una serie di opere austradali e trafori a cui sono candidate molte imprese italiane. Infine, la Sace ha anche deciso di accogliere operazioni di "project financing" previo esame caso per caso.

Iran _ Il Comitato ha preso una decisione molto attesa dalle imprese italiane che operano in Iran. In sostanza non verrà più richiesta la garanzia di trasferimento della banca di Stato, Markazi per le operazioni a breve termine.

Invece, per quelle a medio e lungo termine, potrebbe venire richiesta una garanzia di pagamento da parte della Markazi o del ministero delle Finanze. Ciò avverrà, però, solo in determinati casi, soprattutto quando l'impresa italiana è in consorzio con aziende straniere e le assicurazioni di tali Paesi richiedono questa garanzia.

Cina _ Il Comitato ha concesso una serie di garanzie a diversi Paesi anche per modesto importo. Fra quelle più consistenti da segnalare quella, per 80 miliardi e 400 milioni, concessa a Tecnimont che fornirà alla Cina tecnologie ed impianti per produrre ammoniaca a Hejiang.

Giamaica _ È stata concessa la garanzia fino a 83 miliardi e 700 milioni ad una impresa italiana per la costruzione di un cantiere navale che sorgerà a St. Vincent and Grenadines, oltre ad attrezzature e due navi per minicrociera.

Cronaca e notizie specifiche Copertura dei rischi Rapporti finanziari con l'estero Promozione export ESTERO ITALIA EUROPA OCCIDENTALE SLOVENIA IRAN PAESI DEL GOLFO ASIA ANTERIO CINA ASIA ESTREMO ORIENTE GIAMAICA CENTRO AMERICA COMMONWEALTH SACE Copyright (C) 1992 Editrice Il Sole 24 Ore
Data: 15-05-92 ECONOMIA ITALIANA E il Mediocredito prepara un &lab;progetto Lubiana&rab; F.A. ROMA _

&lab;Il Mediocredito centrale ha individuato nella Slovenia un'area prioritaria per le imprese italiane e, nel suo ruolo di sostegno all'internazionalizzazione delle piccole e medie imprese, sta approntando un "progetto Slovenia" per accompagnare con servizi di consulenza e assistenza e con pacchetti finanziari le nostre imprese in quella regione&rab;. Lo ha dichiarato a &lab;Il Sole-24 Ore&rab; il presidente del Mediocredito, Gianfranco Imperatori, che ha guidato una missione dell'Istituto in Slovenia, conclusasi recentemente. &lab;Da questi incontri _ ha aggiunto Imperatori _ è emerso un interesse reciproco a un'intensa collaborazione finanziaria ed è stata concordata con la Ljublianska Banka l'opportunità di costituire un "centro comune" per l'analisi e la valutazione di progetti italo-sloveni.

L'economia slovena da tempo interconnessa con i Paesi europei (prima dell'indipendenza i 2/3 del commercio sloveno era realizzato con i Paesi occidentali) ha elevate capacità manageriali ed esistono buone possibilità di collaborazione con le imprese italiane. Nel corso dell'incontro con Imperatori il presidente sloveno, Milan Kucan, ha sottolineato le esigenze strutturali del Paese con particolare riferimento alle bretelle di Osimo la cui realizzazione affiderà alla Slovenia il ruolo di ponte tra Est ed Ovest e fra Est e Mediterraneo. Da parte sua, Imperatori ha individuato nelle infrastrutture e in nuove joint venture le priorità per avviare la ripresa del Paese.

Cronaca e notizie specifiche Rapporti finanziari con l'estero Promozione export ITALIA EUROPA OCCIDENTALE MEDIOCREDITO CENTRALE Copyright (C) 1992 Editrice Il Sole 24 Ore
Data: 15-05-92 FINANZA E MERCATI PRIMA PAGINA Concessi sequestri contro Gennari MILANO _

Il presidente vicario del Tribunale di Milano, Diego Curtò, ha concesso cinque sequestri conservativi di beni della Fidifin a favore di altrettanti clienti della finanziaria di Giuseppe Gennari, ormai insolvente. Sciogliendo la riserva, il magistrato ha accolto i ricorsi presentati dall'avvocato Filippo De Cesaris. Il provvedimento, per un valore sequestrato di circa tre miliardi, è immediatamente esecutivo e come tale sarà concretizzato nei prossimi giorni.

Secondo De Cesaris, Gennari non avrebbe ancora depositato l'istanza di ammisione al concordato preventivo presso il Tribunale di Firenze, che è stato ritenuto competente per il procedimento. Gennari punta al concordato (per il quale ha avuto tempo dal foro fiorentino sino a fine maggio) per evitare il fallimento.

De Cesaris ha sottolineato come i risparmiatori, in attesa di conoscere il destino dei propri crediti verso Fidifin, correrebbero il rischio di non riuscire a bloccare i cespiti intestati alla più importante società del gruppo Gennari, la Parfina (che controlla il 17,75% di Bonifiche Siele).

Cronaca e notizie specifiche Finanziarie e fiduciarie Inchieste e notizie giudiziarie ITALIA EUROPA OCCIDENTALE FIDIFIN Copyright (C) 1992 Editrice Il Sole 24 Ore
Data: 15-05-92 FINANZA E MERCATI PRIMA PAGINA Parere negativo del Consiglio di Stato alla decisione di separare le due attività Consob bocciata sulle fiduciarie ZAGORDI RAFFAELLA MILANO _

Il Consiglio di Stato dà torto alla Consob. E stabilisce che le società fiduciarie possono svolgere contemporaneamente l'attività di gestione patrimoniale e quella di amministrazione. Lo ha reso noto ieri il ministro dell'Industria, Guido Bodrato, nel corso dell'assemblea straordinaria di Assofiduciaria, la più importante associazione di categoria, affermando tuttavia che &lab;il testo discusso lo scorso 23 marzo non è ancora ufficialmente noto ma che si ha fondato motivo di ritenerlo favorevole alle tesi del ministero&rab;.

Il parere dell'organo consultivo del Governo rimette quindi in discussione la circolare emanata dalla Commissione lo scorso settembre, con la quale si stabiliva che le fiduciarie intenzionate ad accedere alla sezione speciale dell'albo Sim per poter continuare a gestire patrimoni in nome proprio e per conto terzi non avrebbero più potuto svolgere sotto lo stesso tetto l'attività cosiddetta statica.

Un provvedimento che aveva scatenato una violenta polemica tra Consob e ministero dell'Industria, che contestava apertamente la validità delle tesi che avevano ispirato la circolare. &lab;Questo ministero - scriveva Bodrato - ritiene che le società fiduciarie che intendono svolgere l'attività di gestione non debbano procedere ad alcuna modifica statutaria&rab;.

Nonostante fosse ricorso a toni diplomatici, l'allora presidente della Consob Bruno Pazzi aveva replicato fermamente alle contestazioni sollevate da Bodrato, sostenendo che la Consob era convinta che la decisione di spaccare a metà l'attività delle fiduciarie fosse &lab;in linea con l'interpretazione sistematica della legge sulle Sim&rab;.

Dopo un'infruttuosa mediazione nelle sale del ministero del Tesoro, dove i rappresentanti della Consob e dell'Industria avevano sostanzialmente ribadito le loro opposte interpretazioni sull'articolo 17 della legge sulle Sim (quello per l'appunto che disciplina l'attività delle fiduciarie nell'ambito della nuova normativa sugli intermediari mobiliari), il dicastero diretto da Bodrato aveva deciso lo scorso novembre di chiamare in causa il Consiglio di Stato, affinchè dirimesse l'intricata questione. Un parere molto atteso e sul cui contenuto il ministro dell'Industria ha tolto ieri il velo, confermando peraltro le indiscrezioni circolate negli scorsi giorni.

Nessuna reazione, per ora, è giunta da via Isonzo. D'altra parte la nuova Commissione non ha mai trattato approfonditamente l'argomento, ricevuto in eredità della precedente gestione. Toni entusiatici, invece, sono giunti dall'assemblea dell'Assofiduciaria. Il presidente, Victor Uckmar, ha dichiarato: &lab;Sin dall'inizio ritenevamo che la posizione della Consob non fosse corretta. La decisione adottata dal Consiglio di Stato ripristina l'ordine&rab;.

Il parere espresso dal Consiglio di Stato non è un provvedimento giudiziario ma, per l'appunto, un parere per di più non vincolante.

È però improbabile che la Consob non ne tenga conto. Se infatti non si adeguasse, i suoi provvedimenti correrebbero il rischio di venire impugnati davanti al Tar e di essere bocciati. Il giudice di secondo grado dei Tribunali amministrativi regionali è infatti il Consiglio di Stato che oltre a essere organo di consulenza dei ministeri, come è stato in questo specifico caso, funziona anche come giudice amministrativo.

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Data: 15-05-92 FINANZA E MERCATI FINANZA INTERNAZIONALE Gpa punta sulla Borsa e ricapitalizza per 700 milioni di $ DUBLINO _

Le azioni del gruppo irlandese Guinness Peat Aviation (Gpa) sbarcano in quattro Borse mondiali. La società attiva nel leasing su aereoplani collocherà infatti il 28% del capitale sui mercati di Dublino, Londra, Tokio e New York.

L'operazione comprende anche un aumento del capitale. La Gpa offrirà al pubblico 80 milioni di azioni; di essi, però, solo 24 milioni appartengono agli attuali azionisti. I restanti 56 milioni di azioni deriveranno dallla ricapitalizzazione. L'operazione determinerà una crescita del patrimonio netto pari a 700 milioni di dollari.

L'offerta di azioni al pubblico prevede un prezzo compreso tra 10 e 12,5 dollari e sarà effettuata in giugno. La società ha informato che l'utile per azione, calcolato in base alle norme Usa, è pari a 1,82 dollari contro 1,37 dollari dell'esercizio precedente. L'utile netto dell'esercizio '91/92 potrebbe inoltre essere pari a 225 milioni di dollari contro il risultato di 169 milioni di dollari conseguito nel '90/91. Il fatturato ha raggiunto due miliardi di dollari (oltre 2.400 miliardi di lire) con una crescita del 6,4 per cento.

Il prezzo delle azioni Gpa sarà fissato il 17 giugno; nello stesso giorno inizieranno scambi sotto condizione alla Borsa di Londra. Il 24, infine, l'offerta sarà chiusa e inizieranno ufficialmente le contrattazioni. Soci della Gpa sono oggi il fondatore Tony Rian (8%), le compagnie aeree Aer Lingus e Air Canada, le banche giapponesi Mitsubishi Trust and Banking e Long Term Credit Bank of Japan e la compagnia di assicurazioni Usa Prudential Insurance. La Gpa possiede 350 aerei dati in affitto a più di cento compagnie aeree.

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Data: 15-05-92 FINANZA E MERCATI FINANZA INTERNAZIONALE Sci, via libera in assemblea al bilancio '91 PARIGI _

L'assemblea ordinaria della Société Centrale d'Investissement, la holding francese controllata dal gruppo di Raul Gardini, ha approvato ieri i risultati del '91. La società finanziaria transalpina ha chiuso l'esercizio con un profitto netto di oltre 442 miliardi di franchi (100 miliardi di lire circa) e un dividendo di 55 franchi per azione a fronte dei 60 dell'anno precedente. Il dividendo sarà in pagamento dal 16 giugno 1992.

L'assemblea ha anche rinnovato il mandato a tutti gli amministratori del gruppo confermando alla presidenza Jean Marc Vernes e come amministratori delegati Jean Arnaud e Roberto Michetti. Raul Gardini resta attualmente l'azionista di riferimento del gruppo con una quota del 37%, mentre lo stesso Vernes controlla una partecipazione che si aggira attorno al 15 per cento.

Nel portafoglio della finanziaria, che l'anno scorso disponeva di liquidità per circa 7 miliardi di franchi, figurano partecipazioni nella Compagnie Financière de Rotschild, nella Navigation Mixte e nel gruppo dei media Havas.

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Data: 15-05-92 FINANZA E MERCATI FINANZA INTERNAZIONALE Cerus conferma i 290 miliardi di passivo 1991 PARIGI _

La francese Cerus (Cies Européennes Reunies), del gruppo De Benedetti, ha confermato ieri i dati del bilancio '91 chiuso con una perdita di 1,3 miliardi di franchi (oltre 290 miliardi di lire) contro il deficit di 2,2 miliardi subito nel '90. Il disavanzo è stato determinato, spiega una nota, dalle perdite della controllata svizzera Banque Dumenil Leblè, coinvolta nella vicenda Dominion, e dalla svalutazione della partecipazione nella spagnola Cofir.

Le attività nette sono così calate da 17,6 a 13,8 miliardi di franchi mentre il capitale e le riserve sono diminuite complessivamente di 1,3 miliardi e sono scese a 5,7 miliardi di franchi.

La Cerus è comunque riuscita a ridurre il proprio indebitamento netto, che è passato da 4,1 miliardi a 800 milioni di franchi (circa 180 miliardi di lire), grazie soprattutto a un piano di cessione di attività. I risultati del '91, informa la società, risentono dei programmi avviati nel '90 allo scopo di ristrutturare il gruppo e concentrare le attività sui propri settori chiave.

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